
Aplotipi, tare di infertilità e gestione dell’inbreeding negli allevamenti moderni
22 Giugno 2026Tre giorni nello Stato di New York, quattro allevamenti, migliaia di vacche e, soprattutto, la possibilità di confrontarsi direttamente con chi seleziona oggi i riproduttori che contribuiranno a costruire la Holstein di domani.
È questa l’esperienza vissuta da Tommaso Carini, CEO di GenHome, e Daniele Magni, Area Manager dell’azienda, durante il recente incontro organizzato da United Sires negli Stati Uniti. Un appuntamento particolare, perché il confronto non si è svolto principalmente in una sala riunioni ma è stato pianificato all’interno degli allevamenti, tra le vacche geneticamente più importanti del mondo.
Per GenHome occasioni come questa hanno un obiettivo preciso: conoscenza & personalizzazione. Ovvero conoscere direttamente i programmi di selezione da cui nascono i tori da riproduzione proposti agli allevatori italiani, verificare sul campo ciò che raccontano dati e genomica e portare ai breeders americani le esigenze concrete delle nostre stalle.

Jeff King di King Ransom Farm al fianco della madre di Flyhigh di 91 punti.
United Sires, genetica sviluppata da allevatori per allevatori
Innanzitutto, chi è United Sires? Nel panorama della genetica Holstein statunitense United Sires è una realtà d’eccellenza, perché non è “solo” punto di riferimento nel settore globale della fecondazione artificiale. È un progetto nato da allevatori, per allevatori, che riunisce breeder con una lunga esperienza nella selezione e con un obiettivo preciso, quello di commercializzare direttamente la propria genetica mantenendo un legame molto stretto con la realtà produttiva delle loro aziende.
La selezione parte, infatti, da animali che i breeder conoscono e osservano quotidianamente. Le madri e le famiglie dei tori vengono valutate nelle normali condizioni di allevamento, mettendo in relazione le informazioni genomiche con ciò che gli animali esprimono realmente in stalla, nel tempo.
In Italia, la genetica United Sires arriva agli allevatori tramite GenHome. Conoscere da vicino queste realtà, diventa quindi parte del lavoro necessario per selezionare le proposte più interessanti per il nostro mercato. Non si tratta semplicemente di leggere le classifiche americane o individuare i riproduttori con gli indici più elevati, ma di capire da quali famiglie derivano, per quali obiettivi di selezione sono stati selezionati e che valore aggiunto possono apportare in un allevamento che li usa.
Il nome United Sires può essere ancora poco familiare ad alcuni allevatori italiani, anche se molti potrebbero aver già utilizzato tori provenienti dalle famiglie e dai programmi genetici delle aziende che oggi ne fanno parte. Il viaggio di Tommaso Carini e Daniele Magni ha permesso di entrare proprio in alcune di queste stalle e, soprattutto, di confrontarsi senza intermediari con chi prende ogni giorno le decisioni di selezione.
Ed è qui che il viaggio ha assunto un valore ulteriore. I breeders hanno potuto ascoltare direttamente distributori provenienti da diversi mercati e capire quali caratteristiche stanno diventando prioritarie nei vari Paesi. GenHome ha portato al tavolo il punto di vista dell’allevatore italiano, con le sue esigenze produttive, morfologiche e gestionali.
Un confronto che guarda necessariamente avanti. Le decisioni genetiche prese oggi richiedono tempo prima di tradursi nei riproduttori disponibili sul mercato. Condividere ora ciò che serve alle stalle italiane significa quindi contribuire al dialogo che orienta la selezione dei prossimi anni.

Matt Peck e Tommaso Carini
Quattro aziende, quattro modi di selezionare
Il viaggio ha toccato, quindi, quattro realtà dello Stato di New York, membri United Sires: Cookiecutter Holsteins – IDEAL Farm, Welcome Stock – Bacon Hill, Clear Echo e Kings-Ransom. Aziende differenti per dimensioni, impostazione e obiettivi, accomunate da un lavoro genetico di alto livello.
Ed è proprio questa diversità di approcci e di obiettivi di selezione ad aver reso le visite particolarmente utili. Un patrimonio di esperienze e di variabilità genetica ancora più ampio se si considerano anche gli altri sette allevatori membri di United Sires.
Da produzione ed efficienza a fertilità e longevità
In Cookiecutter Holsteins – IDEAL Dairy Farm, Tommaso e Daniele hanno trovato grande attenzione sia alla genetica sia alla gestione degli animali, a partire dalle prime settimane di vita. IDEAL e Cookiecutter sono due prefissi appartenenti alle due famiglie socie, Dickison e Getty, le cui 3200 vacche sono munte presso Ideal farm. Durante la visita, Tommaso e Daniele hanno avuto il piacere di conoscere la leggendaria Miss Dickinson, che insieme a Luke Getty guida la selezione genetica dell’allevamento.

Luke Getty, uno dei titolari di Ideal Dairy Farms, e Manager del loro programma genetico, con Daniele Magni e Tommaso Carini.
In Welcome Stock – Bacon-Hill, il focus osservato durante la visita è particolarmente orientato verso produzione di latte ed efficienza alimentare. La selezione punta su animali dotati di struttura e capaci di esprimere rapidamente produzioni elevate. Dalla sua stalla sono usciti tori “milionari” della Frisona come Montross e Garter. La stessa azienda ha due prefissi, Welcome Stock e Bacon Hill, per l’appunto, e oggi munge circa 1000 capi con produzioni di 50 litri a capo!

Tommaso Carini e Daniele Magni alla Welcome Stock – Bacon-Hill, con Bill Peck e il figlio più piccolo.
Da Clear Echo, invece, il confronto ha evidenziato una selezione maggiormente orientata alla longevità delle vacche, basandosi su vacche funzionali e produttive. Non è un caso che qui è nata la famiglia di Ramos. Interessante anche il lavoro gestionale sui giovani animali, un tema ricorrente durante le visite americane.

Matt Peck e il padre, insieme a Tommaso Carini
Infine, Kings-Ransom,una realtà con circa 4.200 vacche in lattazione nella sede principale e un’attività genetica articolata anche attraverso diversi prefissi come AOT, Eildon Tweet, Flyhigher, HigherRansom e Midas Touch. La visita è stata l’occasione per osservare da vicino alcune delle famiglie più famose, dalle protagoniste dei ring alle vacche da stalla, e per concludere l’esperienza con un assaggio dell’ottimo gelato prodotto direttamente in azienda.

Kings Ransom Farm: Jeff King e sua moglie sulla sinistra e sulla destra suo figlio Johnathan e sua moglie.
Dal test genomico alla vacca in stalla
Uno dei punti centrali del viaggio è stato proprio vedere le famiglie di tori blasonati a livello mondiale.
La selezione genomica sulla linea femminile resta uno strumento fondamentale nella selezione di tutti questi allevatori, infatti tutti loro genotipizzano tutta la mandria da diversi anni. Questo gli permette di prendere decisioni con grande anticipo e di aumentare la velocità del progresso genetico. Vedere una madre, una sorella o una nonna durante la crescita e la lattazione, consente, però, di aggiungere informazioni importanti alla lettura dei numeri.
Nelle aziende visitate, le vacche alla base dei programmi genetici vivono nella mandria e vengono valutate nel normale contesto produttivo. I breeder osservano se quanto previsto dagli indici genomici trova effettivamente conferma nell’animale. Struttura, mammella, arti, produzione, fertilità, funzionalità e capacità di mantenere le proprie performance nel tempo diventano quindi parte della valutazione.
È un metodo che unisce genomica, dati ed esperienza di stalla, senza mettere un elemento in contrapposizione con l’altro.
Durante il viaggio Tommaso e Daniele hanno potuto osservare direttamente le famiglie di riproduttori come FLYHIGH, KARRUMBA, DEGREE, DEEDEE, HAPPINESS, GIBNEY, POPPY, DARNIT e SARATOGA presso KINGS-RANSOM, HAMMOND e GUZMAN da Welcome Stock/Bacon-Hill, HIGHFLO dalla famiglia della HALO da CookieCutter e GRAYWORM da Clear-Echo. Vedere più generazioni e ritrovare caratteristiche ricorrenti all’interno delle famiglie aiuta a leggere con maggiore consapevolezza anche le informazioni genomiche disponibili sui giovani tori.

Un esemplare di vacca frisona
Che cosa chiede oggi l’allevatore italiano?
Il confronto negli Stati Uniti è stato anche l’occasione per portare al tavolo esigenze molto specifiche del nostro mercato.
L’allevatore italiano di Frisona ha una lunga cultura della selezione e chiede una vacca completa. Produzione di latte e proteina rimangono centrali, ma devono essere associate a una statura corretta, equilibrio morfologico, mammelle funzionali, fertilità e riduzione dei problemi in stalla.
C’è poi un altro tema sempre più rilevante, quello della diversificazione dei pedigree. Ampliare le linee disponibili significa offrire maggiori possibilità di accoppiamento e gestire con maggiore attenzione la consanguineità. Un’esigenza che anche i breeder americani hanno ben presente.
Le esigenze cambiano in parte da un Paese all’altro, ma il confronto internazionale ha confermato diversi obiettivi comuni. La vacca da reddito deve produrre, rimanere funzionale e con una gestione sostenibile nel tempo. È poi il singolo sistema produttivo a spostare le priorità. Per l’Italia, per esempio, la quantità di proteina prodotta ed il rapporto grasso-proteine assumomo un peso particolarmente importante.

Tommaso Carini con la madre di FLYHIGH alla Kings-Ransom: una vacca strepitosa per diametri, mammella e produzione.
La Holstein dei prossimi anni sarà sempre più completa
Dalle discussioni con i breeder americani membri di United Sires è emersa una direzione abbastanza chiara.
La selezione tenderà sempre di più verso animali bilanciati, evitando eccessi di statura e mantenendo capacità corporea, mammelle e arti funzionali. Non è un caso infatti, che tutti questi 4 allevatori credono molto nell’impatto che avrà il nuovo indice morfologico HCC. Continueranno ad avere grande peso la produzione di latte ma sarà sempre più legata alla produzione di materiale utile. Stanno tutti lavorando per avere animali che siano in grado di convertire bene e velocemente quello che mangiano e siano facili da gestire e veloci da mungere.
È emerso infatti che selezionando per la milking speed, la velocità di mungitura, possono ridurre il tempo necessario per mungere gli animali e quindi si ha un valore economico reale. A questo si collegano anche caratteri morfologici come posizione e lunghezza dei capezzoli, importanti per rendere la mungitura più semplice ed efficiente.
Anche la fertilità continuerà a essere un elemento importante. L’obiettivo è mantenere mandri fertili, pur continuando a selezionare animali capaci di esprimere produzioni elevate di latte e proteina.

Tom Mercuro, uno degli ideatori del progetto, con Daniele e Tommaso
Dalla genetica americana alle esigenze delle stalle italiane
Visitare questi allevamenti ha permesso anche di osservare pratiche gestionali che accompagnano il potenziale genetico.
Un aspetto che ha colpito Tommaso riguarda la gestione degli animali giovani. Nelle aziende visitate c’è una forte attenzione alla vitellaia e soprattutto alle prime settimane di vita, con l’obiettivo di far arrivare le future vacche al primo parto con sviluppo e struttura adeguati.
Non significa trasferire automaticamente un modello americano nelle nostre aziende. Condizioni produttive, obiettivi e sistemi di gestione sono differenti. Significa piuttosto osservare ciò che funziona, comprenderne le ragioni e valutare quali elementi possano essere utili e replicabili anche nelle condizioni italiane.
È proprio qui che il viaggio acquista valore per GenHome. Non è una semplice visita tecnica. Significa verificare direttamente come lavorano i programmi genetici con cui l’azienda collabora, osservare gli animali da cui provengono i riproduttori, confrontare genomica e realtà di stalla e capire quali direzioni stanno prendendo i breeder, mettendo al centro la comunicazione con le persone che hanno fondato United Sires.
E significa anche fare il percorso inverso e portare negli Stati Uniti quello che GenHome ascolta ogni giorno nelle aziende italiane. Il confronto tra questa esperienza sul territorio e la visione aziendale permette di raccogliere informazioni che, una volta rientrati in Italia, possono essere condivise con il nostro team e gli allevatori.
È questo il valore che GenHome vuole dare alla propria presenza sul campo. Non limitarsi a leggere un catalogo o un indice, ma conoscere ciò che c’è dietro. Capire come vengono impostati gli accoppiamenti, vedere le famiglie, parlare direttamente con chi prende le decisioni e riportare tutto alle condizioni produttive italiane.
Perché scegliere genetica significa lavorare oggi sulle vacche che entreranno in produzione nei prossimi anni. Per farlo servono dati aggiornati, genomica, conoscenza delle famiglie e una comprensione concreta di ciò che accade ogni giorno in stalla.
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile queste giornate, in particolare Kelly Driver, Emma Brenengen, Tom Mercuro, una delle menti dietro all’idea di United Sires e Rene Coumans, il General Manager dell’azienda che la sta facendo diventare grande nel mondo.

Tommaso Carini e Daniele Magni con la madre di HAPPINESS.
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📸 In copertina: Giostra alla Ideal Farm- Coockie Cutter Holstein, 3200 capi in lattazione

